Bracuccia.net Blog su Linux, Diritto e Nuove Tecnologie

8gen/090

Passare a ext4 su Archlinux

recupero_dati_hard_diskPremetto che quanto sto per scrivere è strettamente attinente ad archlinux e quindi non mi assumo responsabilità per i malfunzionamenti che dovessero manifestarsi su altre distribuzioni (ubuntu in primis di cui non conosco sufficientemene gli anfratti) etc etc. Tuttavia, al di là delle specificità della piattaforma, la procedura di conversione di un filesystem ext3 a uno ext4 è pressoché identica per tutte le distro.

CAVEAT: la procedura in linea di massima, se effettuata con la testa e con attenzione, non è né pericolosa né distruttiva ma se ne "sconsiglia l'assunzione" a pinguini inesperti.

Prerequisiti essenziali: kernel 2.6.28 e e2fsprogs versione 1.41.3. Se utilizzate Archlinux testing il kernel 2.6.28 è già presente sul vostro sistema a meno che non abbiate inserito in pacman.conf  kernel26 nella variabile IgnorePkg(controllate). Per le altre distro ignoro lo status dell'aggiornamento dei pacchetti.

Io personalmente ho proceduto così:

A) Scaricare Sysrescuecd (è uscita proprio 3 giorni fa una nuova release) e masterizzarla su un cd. Sysrescuecd ha già e2fsprogs aggiornato alla versione più recente.

B) Modificare /etc/fstab e cambiare ext3 a ext4 le partizioni di nostro interesse. Esempio:

UUID=377d2ba9-6afb-4043-a855-caff8f0de2ed / ext4  defaults 0 1

Questa sopra è la riga del mio fstab relativa alla partizione di root. Prima ext4 era impostato come ext3. Tutto qua.

Sembra, ribadisco, sembra che anche modificando la partizione di boot e convertendola a ext4  le cose dovrebbero andare liscie in virtù di grub patchato per caricare un filesystem ext4. Tuttavia io consiglio caldamente di lasciare la partizione di boot così com'è...non si sa mai.

C) Fare il boot di sistema con sysrescuecd

D) Da linea di comando scrivere:

tune2fs -O extents,uninit_bg,dir_index /dev/partizionedaconvertire

e poi:

fsck -pf /dev/partizionedaconvertire

Quest'ultimo passo è di importanza cruciale. Si legga a questo proposito: http://kernelnewbies.org/Ext4

E) Riavviate.

Teoricamente dovrebbe essere sufficiente quanto vi ho indicato qui tuttavia io su Archlinux ho avuto un problema di kernel panic al riavvio del sistema. Il kernel di default non ne voleva sapere di avviarsi e ho dovuto ripiegare sull' Arch Fallback (che è sempre il kernel 2.6.28). Quest'ultimo ha funzionato egregiamente ed a seguito di qualche indagine ho scoperto che la funzione [autodetect] negli HOOK dava qualche problemino. Per risolvere ho semplicemente ricreato l'initramdisk con

mkinitcpio -p kernel26

Al successivo riavvio non ho più riscontrato alcun problema.

Questo è tutto. Se avete suggerimenti e/o critiche sapete dove postare.

25giu/0810

Archlinux 2008.06 – “Overlord”

E' disponibile una nuova versione di Archlinux. Le note di rilascio sono molto scarne perciò ve le riporto nella loro interezza:

- 'base' category is always installed
- Use of UUIDs for persistent device naming
- Availability of USB disk images alongside traditional ISOs
- True live Arch installation environment
- Inclusion of the beginner's guide from the wiki
- Documentation updates
- Includes the current stable kernel, 2.6.25.6

Ricordiamo a tutti gli avventurosi che Archlinux non è una vera e propria distribuzione con caratteristiche che la differenziano notevolmente dalle più blasonate (come Ubuntu, Opensuse etc . ma una base di software da cui partire. Difatti una volta installata Arch non ha né X ne altro installato. Si deve procedere dando i comandi necessari, ovvero: pacman -S gnome oppure pacman -S kde e così via. Vi rimando alle pagine del wiki di Arch per maggiori delucidazioni.

A breve posterò anche nella sezione downloads i link alle immagini ISO da scaricare.

UPDATE: spero che le correzioni diano meno adito a fraintendimenti... :-)

22mag/0815

Due mesi con Archlinux

Cambiare distro di riferimento da utilizzare per il lavoro di tutti i giorni può essere un salto nel buio. Per qualche mese ho utilizzato Sidux, una distro fantastica basata su Debian Sid di cui più volte su questo blog  ho elogiato le caratteristiche e qualità.

Ma essendo un soggetto instabile, instancabilmente curioso e attratto da ciò che non conosco, ho fatto recentemente uno switch di non poco conto; sono passato a ArchLinux. Di seguito alcune impressioni di questi primi due mesi di prova on-the-road.

Arch non è una distro qualunque ed in effetti non può essere considerata una vera e propria distribuzione (ma tralasciamo tali considerazioni). E' comunque un interessante combinazione fra una distribuzione con pacchetti precompilati e una più gentoo-style. Da parte mia questo è un punto di forza. I pacchetti precompilati fra l'altro possono in realtà essere utilizzati così come vengono preparati, scaricandoli ed installandoli dal repositories (ufficiali e non), oppure possono essere ricompilati modificando i PKGBUILD che altro non sono se non degli script in bash con tutti i comandi per configurare, compilare ed installare i software in formato sorgente (ma anche binari proprietari come vmware o nero per linux)

Il sistema di gestione dei pacchetti è affidato al noto pacman, un gestore di pacchetti molto efficace su cui non posso che esprimere un giudizio positivo, fermo restando che non possono essere fatti dei paragoni con apt-get o emerge in considerazione della differenza sostanziale che intercorre fra Arch, una Debian o una Gentoo. (non nel senso della qualità ma della architettura di sistema)

Certo è che la distro rincorre il principio del KISS, ovvero del keep it simple stupid: mai acronimo potrebbe essere più azzeccato. Effettivamente Arch è semplice, una volta passato o scoglio della prima installazione che, a onor del vero, non è assolutamente alla portata dei principianti assoluti.

Fatta questa precisazione installare, aggiornare ed effettuare ogni tipo di operazione sul software è effettivamente semplice, alcuni esempi?

Aggiornare il sistema: pacman -Syu

Installare un software: pacman -S <nome pacchetto>

Cercare un software: pacman -Ss <nome pacchetto>

In sé e per sé pacman è molto efficente ma se abbinato a due altri pezzi di software chiamati Tupac e Yaourt le cose migliorano ulteriormente. Prima accennavo infatti ai repositories. Questi sono di due tipi: quello con pacchetti binari precompilati (debian style) e quello fornito da AUR. AUR è un repository con solo i PKGBUILD: ciò significa che installare pacchetti utilizzando questo repository significherà il 98% delle volte compilare del software. I pro:

  1. Una volta entrato nel meccanismo le cose possono diventare estremamente "divertenti" dal momento che yaourt ti dà la possibilità di cercare ed installare pacchetti utilizzando sia i repository binari che quello offerto da AUR. In quest'ultimo caso fra l'altro sarà data la possibilità di editare "al volo" i PKGBUILD prima di passare alla compilazione ed installazione. Molto comodo se si decide di modificare dei parametri di configurazione per la compilazione del software.
  2. Il numero di "pacchetti" reperibili attraverso AUR è superiore a quello reperibile attraverso i repository ufficiali (anche se andrebbero fatte delle considerazioni).
  3. Il software è ottimizzato per la tua macchina.

I contro? I contro sono nel fatto che la macchina deve compilare un software :) con tutto il "dispendio di energie" che la cosa comporta. In secondo luogo non sempre i PKGBUILD funzionano (ma questo discorso si può applicare anche ai pacchetti .deb)

Arch è una distro molto veloce, ma veramente molto. Questo grazie sia al fatto che è ottimizzata per architetture i686 sia al fatto che è priva di ammenicoli di vario genere (leggi software inutile). In effetti spetta all'utente  decidere cosa installare (cosa molto semplice però non proprio immediatissima).

Prima di concludere e di ricordare a tutti che è disponibile un bel Wiki dedicato ad Arch mi riservo di scrivere (appena ho un paio di minutini) alcune considerazioni sui tanti aspetti di Arch (e di Yaourt o Tupac) che qui ho dovuto omettere per problemi di tempo :)