Cambiare distro di riferimento da utilizzare per il lavoro di tutti i giorni può essere un salto nel buio. Per qualche mese ho utilizzato Sidux, una distro fantastica basata su Debian Sid di cui più volte su questo blog ho elogiato le caratteristiche e qualità.
Ma essendo un soggetto instabile, instancabilmente curioso e attratto da ciò che non conosco, ho fatto recentemente uno switch di non poco conto; sono passato a ArchLinux. Di seguito alcune impressioni di questi primi due mesi di prova on-the-road.
Arch non è una distro qualunque ed in effetti non può essere considerata una vera e propria distribuzione (ma tralasciamo tali considerazioni). E’ comunque un interessante combinazione fra una distribuzione con pacchetti precompilati e una più gentoo-style. Da parte mia questo è un punto di forza. I pacchetti precompilati fra l’altro possono in realtà essere utilizzati così come vengono preparati, scaricandoli ed installandoli dal repositories (ufficiali e non), oppure possono essere ricompilati modificando i PKGBUILD che altro non sono se non degli script in bash con tutti i comandi per configurare, compilare ed installare i software in formato sorgente (ma anche binari proprietari come vmware o nero per linux)
Il sistema di gestione dei pacchetti è affidato al noto pacman, un gestore di pacchetti molto efficace su cui non posso che esprimere un giudizio positivo, fermo restando che non possono essere fatti dei paragoni con apt-get o emerge in considerazione della differenza sostanziale che intercorre fra Arch, una Debian o una Gentoo. (non nel senso della qualità ma della architettura di sistema)
Certo è che la distro rincorre il principio del KISS, ovvero del keep it simple stupid: mai acronimo potrebbe essere più azzeccato. Effettivamente Arch è semplice, una volta passato o scoglio della prima installazione che, a onor del vero, non è assolutamente alla portata dei principianti assoluti.
Fatta questa precisazione installare, aggiornare ed effettuare ogni tipo di operazione sul software è effettivamente semplice, alcuni esempi?
Aggiornare il sistema: pacman -Syu
Installare un software: pacman -S <nome pacchetto>
Cercare un software: pacman -Ss <nome pacchetto>
In sé e per sé pacman è molto efficente ma se abbinato a due altri pezzi di software chiamati Tupac e Yaourt le cose migliorano ulteriormente. Prima accennavo infatti ai repositories. Questi sono di due tipi: quello con pacchetti binari precompilati (debian style) e quello fornito da AUR. AUR è un repository con solo i PKGBUILD: ciò significa che installare pacchetti utilizzando questo repository significherà il 98% delle volte compilare del software. I pro:
- Una volta entrato nel meccanismo le cose possono diventare estremamente “divertenti” dal momento che yaourt ti dà la possibilità di cercare ed installare pacchetti utilizzando sia i repository binari che quello offerto da AUR. In quest’ultimo caso fra l’altro sarà data la possibilità di editare “al volo” i PKGBUILD prima di passare alla compilazione ed installazione. Molto comodo se si decide di modificare dei parametri di configurazione per la compilazione del software.
- Il numero di “pacchetti” reperibili attraverso AUR è superiore a quello reperibile attraverso i repository ufficiali (anche se andrebbero fatte delle considerazioni).
- Il software è ottimizzato per la tua macchina.
I contro? I contro sono nel fatto che la macchina deve compilare un software
con tutto il “dispendio di energie” che la cosa comporta. In secondo luogo non sempre i PKGBUILD funzionano (ma questo discorso si può applicare anche ai pacchetti .deb)
Arch è una distro molto veloce, ma veramente molto. Questo grazie sia al fatto che è ottimizzata per architetture i686 sia al fatto che è priva di ammenicoli di vario genere (leggi software inutile). In effetti spetta all’utente decidere cosa installare (cosa molto semplice però non proprio immediatissima).
Prima di concludere e di ricordare a tutti che è disponibile un bel Wiki dedicato ad Arch mi riservo di scrivere (appena ho un paio di minutini) alcune considerazioni sui tanti aspetti di Arch (e di Yaourt o Tupac) che qui ho dovuto omettere per problemi di tempo



